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Эдуард Лимонов (интервью) // "La Stampa", #57, 27 febbraio 2014

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LIMONOV: «IN CRIMEA È GUERRA CIVILE. ANDRÒ A DIFENDERE INOSTRI RUSSI»

Lo scrittore recluta volontari e accusa Putin: leader debole, non farà nulla.

Mentre sale la tensione in Crimea e Mosca non esclude manovre militari al confine con l’Ucraina, il russo Eduard Limonov, nato a Kharkiv, recluta i seguaci a sostenere l’indipendenza di Simferopol, auspicando un effetto «a catena» in tutto l’Est ucraino: «Non staremo a guardare come uccidono i russi» dice, e sul suo blog apre le iscrizioni per la «Società dei fan del turismo in Crimea», possibilmente con esperienza militare e pronti a partire se «la stagione turistica si aprisse all’improvviso».


— Non le sembra di giocare col fuoco?

— E perché? C’è già la guerra civile laggiù! Tutte quelle persone uccise, i Berkut... Kiev è già una rovina, come nella guerra mondiale. La nostra iniziativa serve a coordinare e unire tutte le persone che vogliono aiutare la Crimea. Dobbiamo dimostrare che nessuno può imporle la propria volontà.

— In che modo? Secondo lei la Russia dovrebbe mandare I carri armati?

— Non dico che dobbiamo attaccare. Ma la Russia per me deve dichiarare il proprio sostegno alla Crimea: o inviando dei volontari, come minimo, per aiutare la popolazione russa in loco ad auto-organizzarsi. O appoggiandone, ad esempio, l’indipendenza. E come opzione massima, mandare un contingente militare.

— L'Ucraina per lei è Russia?

— No, certo, l’Ucraina non è Russia. Ma ci vivono 9 milioni di russi: sono nostri compatrioti. L’interesse della Russia è appoggiare l’Ucraina. L’Ucraina non è mai stata unita, è stato il potere sovietico a crearla e unirla, a partire dalla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina (1919, capitale Kharkov), fino al 1991. Lo Stato ucraino non è mai esistito. Ma hanno un Paese, una cultura, una lingua eccezionali. E quelli che ora distruggono le statue di Lenin, forse vogliono rifiutare anche la Crimea che gli fu regalata da Krusciov nel 1954? È una enorme contraddizione. Io vorrei che l’Ucraina si dividesse in due: l’Occidente è austro-ungarico, mentre l’Oriente da sempre è stato parte dell’Impero russo.

— Come giudica il governo attuale instaurato a Kiev?

— Rappresenta solo l’Ovest del Paese, che è arrivato tardi, per ultimo, nell’Ucraina: nel 1939 la Transcarpazia annessa dalle forze sovietiche, e poi nel 1945. Lì vigono valori diversi: c’è l’influenza del cattolicesimo, più quella austro-ungarica. La guerra dei partigiani di Bandera contro i sovietici lì è durata fin quasi agli Anni 60.

— A Mosca ora si grida ai «pogrom antirussi» puntando il dito contro il «nazionalismo» di Kiev. Ma Lvov, da sempre roccaforte europeista e pro opposizione, ieri ha dichiarato una «giornata della lingua russa» in solidarietà con l'Est del Paese, contro la decisione del parlamento di abrogare il russo come seconda lingua.

— Sono solo pubbliche relazioni. È un nazionalismo campanilista. I rappresentanti ora al potere a Kiev vengono tutti dall’Ucraina occidentale, sono nazionalisti occidentali.

— Putin tace, come mai?

— Lui cerca sempre di nascondersi. È un leader debole, ma comunque più forte di Yanukovich, che è un imbroglione. Se Putin dicesse che la Russia sostiene la Crimea, lì subito si attiverebbero. Ma non mi aspetto nulla da lui, la sua è una politica evasiva.

— E l'Europa?

— Per l’Europa è indifferente chi distrugge i Paesi. Guardi cos’è successo in Siria: lì hanno scelto gli estremisti islamici per compiere l’opera, ora in Ucraina per questo ruolo hanno preso gli estremisti-nazionalisti.

— L'Ucraina è così importante peri russi?

— Certo, e molto: quel che accade è la situazione più tragica dalla fine dell’Urss. Nel 2004 noi (oppositori russi, ndr) appoggiammo la rivoluzione arancione: perché era diversa, era pacifica e liberale. Ora invece lì non ci sono europeisti contemporanei, ma modelli di fine guerra.

— Sarebbe pronto a lottare in prima persona per i russi di Crimea, come fece quando sparò su Sarajevo al fianco dei cecchini serbi?

— Questo lo dice lei. Io posso dire solo che sono pronto ad andare in Ucraina, se sarà necessario, per aiutare il popolo.

Беседовала Lucia Stueglia

перевод на сайте InoPressa
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Tags: интервью
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